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Assegno divorzio: novità dalla Cassazione
15 maggio 2017 - 9:58, by , in Diritto di famiglia, No comments

La Cassazione rivoluziona il diritto di famiglia: i giudici della Suprema Corte con la sentenza n. 11504/2017 del 10 maggio, hanno stabilito che d’ora in poi l’assegno di divorzio sarà calcolato sulla base del criterio di autosufficienza e non più sul “tenore di vita matrimoniale”. L’assegno dovrà essere, a detta degli ermellini, valutato sull’indipendenza o autosufficienza economica dell’ex coniuge che lo richiede. Il matrimonio non è più la “sistemazione definitiva”: sposarsi, scrive la Corte, è un “atto di libertà e autoresponsabilità”.

La sentenza riguarda il caso di un ex ministro e dell’ex moglie imprenditrice. I supremi giudici hanno respinto il ricorso con il quale la donna chiedeva l’assegno di divorzio, già negatole con verdetto emesso dalla Corte di Appello di Milano nel 2014 che aveva ritenuto incompleta la sua documentazione dei redditi e valutato che l’ex marito dopo la fine del matrimonio aveva subito una “contrazione” dei redditi. Ad avviso dei supremi giudici, la decisione milanese deve essere corretta in motivazione perché a far perdere il diritto all’assegno alla ex moglie non è il fatto che si suppone abbia redditi adeguati, ma la circostanza che i tempi ormai sono cambiati e occorre “superare la concezione patrimonialistica del matrimonio inteso come “sistemazione definitiva” perché è “ormai generalmente condiviso nel costume sociale il significato del matrimonio come atto di libertà e di autoresponsabilità, nonché come luogo degli affetti e di effettiva comunione di vita, in quanto tale dissolubile. Si deve quindi ritenere che non sia configurabile un interesse giuridicamente rilevante o protetto dell’ex coniuge a conservare il tenore di vita matrimoniale”.

Tale sentenza rivoluziona il diritto di famiglia in tema di riconoscimento dell’assegno divorzile e dei criteri per la sua quantificazione. L’assegno divorzile potrà essere riconosciuto soltanto se chi lo richiede dimostri di non poter procurarsi i mezzi economici sufficienti al proprio mantenimento. Viene quindi del tutto cancellato un principio sancito nel 1970 dalla legge 898 che ha introdotto il divorzio in Italia. Si tratta di un vero e proprio “terremoto giurisprudenziale” in linea con gli orientamenti degli altri Paesi europei nei quali l’assegno divorzile dipende essenzialmente dai patti prematrimoniali.

Quali sono i principali “indici” – forniti dal verdetto 11504 della Cassazione sull’assegno di divorzio –per accertare la sussistenza, o meno, dell’indipendenza economica dell’ex coniuge richiedente l’assegno e quindi l’adeguatezza, o meno, dei “mezzi”, nonchè la possibilità, o meno, “per ragioni oggettive, di procurarseli?

1) il possesso di redditi di qualsiasi specie;

2) il possesso di cespiti patrimoniali mobiliari ed immobiliari, tenuto conto di tutti gli oneri ‘lato sensu’ imposti e del costo della vita nel luogo di residenza, inteso come dimora abituale, della persona che richiede l’assegno;

3) le capacità e le possibilità effettive di lavoro personale, in relazione alla salute, all’età, al sesso ed al mercato del lavoro indipendente o autonomo;

4) la stabile disponibilità di una casa di abitazione”.